Queste vecchie porcellane decorate a mano ora valgono cifre incredibili: controlla i marchi nascosti sotto la base

Ti è mai capitato di aprire una credenza “di famiglia” e trovare una tazzina decorata a mano, un piattino con fiori minuti, un vaso un po’ impolverato, e pensare: “Carino, ma chissà se vale qualcosa”? Ecco, spesso la risposta è nascosta proprio dove non guardiamo quasi mai, sotto la base, in un marchio minuscolo, a volte sbiadito, a volte coperto da un velo di smalto.

Il primo gesto che cambia tutto: capovolgere (con calma)

La vecchia porcellana non “parla” dalla faccia bella, parla dalla parte nascosta. Prendi piatti, tazze, zuppiere, vasi, statuine, e controlla il fondo in luce naturale. Se puoi, usa anche la torcia del telefono di lato, perché alcuni timbri emergono solo in controluce.

Poi fai una cosa semplice ma decisiva: scatta 2 o 3 foto nitide, una d’insieme e una ravvicinata del marchio. Ti serviranno per confronti con cataloghi e risultati d’asta.

I marchi più ricercati sotto la base (e perché contano)

Non è solo una questione di nome, è una questione di periodo, qualità pittorica, e persino di varianti del timbro nel tempo. Ecco quelli che, più spesso, fanno alzare le sopracciglia ai collezionisti:

  • Meissen, famosa per lavorazioni raffinate, rilievi, motivi complessi e marchi che cambiano a seconda dell’epoca.
  • Ginori (Doccia), apprezzata per forme curate e grande qualità decorativa, un vero riferimento del Made in Italy.
  • Capodimonte, nota per decorazioni manuali e pezzi spesso ricchi di dettagli, specialmente in figurine e composizioni floreali.
  • Limoges e Royal Worcester, ricercate per smalti policromi e decori eleganti, spesso associati a servizi da tè o da dessert.
  • Imari e Arita (Giappone), oppure porcellane cinesi con richiami a dinastie come Ming o Qing, dove un marchio a sei caratteri o una firma autorevole può cambiare radicalmente la stima.
  • Altri nomi che vale la pena verificare: Rosenthal (utile anche per datazioni tramite timbri), Sèvres, Lenox, Royal Doulton.

Se sotto la base trovi solo smalto senza scritte visibili, non significa “zero valore”, significa solo che la tracciabilità è più complessa e serviranno più indizi.

Cosa fa davvero il prezzo: non solo la marca

Qui arriva la parte interessante, perché anche un marchio importante non basta se il pezzo non è “giusto”. In pratica, la valutazione nasce dall’incrocio di più fattori.

FattoreCosa osservareImpatto sul valore
Raritàserie limitate, modelli fuori produzione, forme insolitemolto alto
Decorazionescene mitologiche, policromie complesse, blu e bianco orientalealto
Condizionicrepe, sbeccature, restauri, usura del decorodecisivo
Provenienzafatture, certificati, storia familiare documentabilemedio-alto
Mercatorisultati d’asta recenti, domanda del momentovariabile

Una regola pratica: i micro-danni contano più di quanto immagini. Un bordo sbeccato o una crepa “da capello” può dimezzare la stima, mentre un pezzo integro, con colori vivi e dorature non consumate, può fare il salto di categoria.

Quanto possono valere, in modo realistico?

Nella fascia più comune, alcuni piatti o tazzine europee del primo Novecento possono muoversi da poche centinaia di euro (per esempio intorno ai 300 o 400) se ben conservati e ben identificati. Oggetti ottocenteschi, come sculture o forme particolari, possono superare i 700 euro con maggiore facilità, soprattutto se la decorazione è ricca e il marchio è chiaro.

Poi ci sono i casi che fanno notizia: rarità perfette, servizi completi, pezzi orientali firmati o con marchi imperiali, oppure porcellane con provenienza documentata, lì si entra nelle migliaia e, in situazioni specifiche, anche nelle decine di migliaia di euro.

Mini check-list prima di chiedere una valutazione

  1. Fotografa fronte, retro e marchio, più eventuali numeri o sigle.
  2. Controlla traslucenza e “suono”, la vera porcellana spesso è sottile e con timbro cristallino se sfiorata delicatamente.
  3. Segna misure, altezza, diametro, e presenza di coperchi (contano tantissimo).
  4. Cerca risultati d’asta recenti con foto simili, non solo prezzi “richiesti”.
  5. Se hai dubbi, rivolgiti a un antiquario o a servizi di valutazione, anche gratuiti, e fatti spiegare su cosa basano la stima.

Attenzione: autenticità e oscillazioni

Un ultimo punto, che dico sempre come se lo stessi dicendo a un amico: il mercato oscilla, e l’autenticità si gioca sui dettagli. Se un prezzo sembra troppo bello per essere vero, fermati, verifica, confronta. Con un po’ di pazienza, quel marchio sotto la base può trasformare un oggetto “da cantina” in un piccolo tesoro con una storia precisa, e finalmente riconosciuta.

Redazione UP Solution

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