Calabrone asiatico: il metodo adottato in diversi paesi per contrastarlo

Davanti a un’arnia, verso la fine dell’estate, capita spesso di notare un insetto più scuro del normale che rimane lì, in volo stazionario. Potrebbe essere Vespa velutina, il calabrone asiatico. Per tenerlo a bada, in diversi paesi non si punta su un solo sistema, ma su un mix di sorveglianza, trappole, distruzione dei nidi e segnalazioni rapide.

Perché preoccupa così tanto

Questa specie invasiva, arrivata in Europa e segnalata in Italia dal 2012, tende a stazionare nei pressi degli alveari e prende di mira soprattutto le api, che cattura per lo più proprio all’ingresso delle arnie.

Chi passa le giornate negli apiari se ne accorge subito, lì sul posto: a volte ne vedi solo pochi davanti alle arnie, sempre quelli, che tornano e ritornano.

Il sistema adottato in Italia

In Italia il contrasto si regge soprattutto su un contenimento organizzato, messo in pratica in modo diverso da una regione all’altra. Le zone più interessate, al momento, sono Liguria, Piemonte, Veneto, Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna.

Le azioni principali sono quattro:

  • Sorveglianza e monitoraggio, tramite reti di apiari sentinella e controlli fatti a intervalli regolari
  • Trappole selettive, spesso a bottiglia, posizionate in punti considerati più sensibili
  • Ricerca e distruzione dei nidi
  • Segnalazione precoce, con il coinvolgimento diretto di apicoltori e anche dei cittadini

In Veneto sono stati usati siti sentinella con trappole e osservazioni sul posto. Le trappole possono avere esche semplici, come birra chiara; i fori vanno tenuti piccoli, di solito sotto i 5 mm, così si limita la cattura di insetti che non c’entrano.

Quando si nota un possibile nido, la prima cosa da fare è la rimozione rapida. Spesso i nidi stanno in cima agli alberi, nascosti sotto i tetti o in punti scomodi da raggiungere. Università e centri specializzati, tra cui l’Università di Pisa o il DISAFA, danno supporto per riconoscere gli esemplari sospetti.

Cosa fanno Francia, Spagna e altri paesi europei

La Francia è stato il primo paese europeo a ritrovarsi il problema, già nel 2004, e da lì, passo dopo passo, ha messo in piedi insieme alla Spagna un metodo molto vicino a quello italiano. Si punta su allerta precoce e risposta rapida: ci si accorge in fretta dei casi sospetti, si controlla, si capisce dove sono i nidi e poi si procede a rimuoverli.

In Europa, il sistema usato più spesso è questo:

  1. tenere d’occhio il territorio
  2. coinvolgere chi vive o lavora nelle zone a rischio
  3. intervenire in fretta sui nidi
  4. scambiarsi dati tra enti, tecnici e progetti internazionali

Anche diversi progetti europei, come Life IP Gestire 2020, hanno puntato su una gestione più coordinata, soprattutto nel Nord Italia, creando occasioni di scambio di procedure e di raccolta di informazioni utili. In pratica, l’obiettivo almeno dove la specie è già presente è un contenimento spaziale.

Come accorgersene e cosa fare nell’immediato

Per dare un’occhiata veloce, ci sono alcuni dettagli.

  • corpo in gran parte scuro
  • punta delle zampe un po’ giallastra
  • tende a cacciare proprio davanti agli alveari
  • ricompare spesso nella stessa zona

Quando si riesce, si può fare una foto all’insetto oppure tenere un esemplare sospetto, ad esempio mettendolo in congelatore, e poi avvisare i servizi regionali o i referenti locali del monitoraggio.

Spesso è una questione di tempi. Un solo avvistamento, se preso per tempo e seguito come si deve, può bastare per trovare un nido prima che la colonia esploda, per mettere al sicuro gli alveari e per limitare i danni sull’ambiente attorno.

Redazione UP Solution

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